Archives de Catégorie: Italien

ITA: The self-made man all’italiana (FRA: Berlusconi, l’homme qui se fait justice tout seul)

THE SELF-MADE MAN ALL’ITALIANA

In tempi di crisi economica globale e di insperata quanto urgente rivoluzione energetica, la cronaca politica italiana è ugualmente attiva su molteplici fronti interni. Fra i numerosi fatti degni di nota che hanno ritmato la recente attualità italiana (la morte di Eluana Englaro e l’uso politico che ne è stato fatto e se ne fa tutt’oggi, la sconfitta di Renato Soru alle elezioni amministrative in Sardegna e la conseguente crisi del principale partito di opposizione al governo di Silvio Berlusconi), dedico queste righe a quello che forse ha fatto e fa più discutere: l’entrata in vigore del cosiddetto “pacchetto sicurezza”, il Decreto Legge n° 11 del 23 febbraio 2009.

Non è mia intenzione mettere in discussione la necessità di tale Decreto Legge, né la sua urgenza: una tale iniziativa richiederebbe molto più spazio, tempo e conoscenza della realtà in cui questo provvedimento si iscrive. Vorrei, tuttavia, entrare nel merito di una novità ben precisa che il Decreto introduce nel ruolo che ciascuno di noi potrà compiere in ambito sociale. Riporto qui di seguito una parte dell’articolo in questione(1):

Articolo 6, comma 3: I Sindaci possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati, previa intesa con il Prefetto che ne informa il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, al fine di segnalare agli organi di polizia locale, ovvero alle Forze di polizia dello Stato, eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale.

Secondo l’interpretazione più diffusa e espressiva che è stata data di questo comma, il Decreto istituisce le cosiddette “ronde”. Questa parola è in grado di riportare immediatamente ciascun cittadino italiano indietro di 80 anni, epoca durante la quale molto si contava sull’impegno individuale in favore dell’adesione collettiva all’ortodoxia fascista. L’analogia con le squadre del Ventennio mussoliniano potrebbe apparire eccessiva: per esempio, c’è da essere rassicurati dal fatto che un emendamento proposto dalla formazione di governo abbia inserito quel “non armati” che mancava nel testo originale proposto dagli esponenti della Lega Nord. Ci sono, però, due questioni fra tante che sollevano particolarmente la mia reazione e inquietudine.

La prima è una questione di principio. Lo Stato detiene legittimamente il monopolio dell’uso della forza, monopolio che si compie tramite la burocrazia e la polizia. Sotto questa luce, condivisa dalla maggior parte delle definizioni di Stato in tutte le sue forme amministrative, il Decreto citato rappresenta una delega di uno dei poteri fondamentali di uno Stato, una delle ragioni principali per cui ciascuno di noi può dirsi cittadino e contare su un certo numero di diritti inalienabili.

Se si mettesse da parte per un istante questa questione di principio (i princìpi sono un lusso in tempi di crisi istituzionale e politica), si arriverebbe alla seconda questione: una questione pratica che mi spinge a prendere atto della novità e ad analizzarne le conseguenze. Si tratta semplicemente di fiducia: posso io, cittadino qualunque, avere fiducia in coloro verso cui è svolta la delega? Su questa delega, il cittadino ha un controllo solo parziale in quanto è il suo rappresentante più diretto, democraticamente eletto, a metterla in atto: il sindaco. Lungi da me la tentazione di emettere un giudizio sull’operato e sulle dichiarazioni dei sindaci. Si sa, però, che l’amministratore locale è a sua volta un delegato: il colore politico di un sindaco non può non influire sulla scelta di avvalersi o meno dell’aiuto delle “associazioni fra cittadini”, né sulla scelta di questa o quella associazione. A mio modestissimo parere, il semplice rischio che Ia delega possa fare cadere la minima responsabilità di sicurezza collettiva su qualcuno mosso dai propositi razzisti, xenofobi e intolleranti di Lega Nord, Alleanza Nazionale, Forza Nuova o altre organizzazione neofasciste è sufficiente a giustificare una critica completa e radicale del testo del Decreto. Immancabilmente, la recente attualità non fa altro che confermare ciò che ci si poteva attendere: il colore delle più zelanti milizie cittadine, intervenute per la nostra sicurezza ancor prima dell’entrata in vigore del decreto, è effettivamente nella maggior parte dei casi nero e verde (nero come le camicie fasciste, verde come le bandiere della Lega Nord).

La maggior parte dell’opinione pubblica italiana, la stessa che periodicamente si reca alle urne, è da tempo in balia della digestione mediatica di televisioni filo-berlusconiane, Essa non si scandalizza più di niente: né di uno Stato che delega un suo potere fondamentale, né di un rischio di spedizioni punitive condotte sulla base di giudizi sommari e soggettivi. Razionalmente e tristemente, c’è poco di cui stupirsi: il Decreto Legge in questione è sbocciato sullo stesso ramo parlamentare che dai banchi dell’opposizione propose lo sciopero delle imposte. In quest’ottica, il “pacchetto sicurezza” è un’iniziativa che arricchisce il paradigma dell’uomo moderno tanto cara a Silvio Berlusconi: dopo l’uomo che si è fatto da solo, è venuto l’uomo che si è fatto le regole da solo, ora evoluto in uomo che si fa giustizia da solo.

ITALY ELECTIONS

 

THE SELF-MADE MAN À L’ITALIENNE

Par ces temps de crise économique globale et d’urgente révolution énergétique, la vie politique italienne est également active sur plusieurs fronts internes. Parmi les nombreux faits dignes de remarque qui ont rythmé la récente actualité de la péninsule (la mort d’Eluana Englaro et son utilisation à fins politiques ou encore la défaite de Renato Soru aux élections régionales en Sardaigne et la successive crise du principal parti d’opposition au gouvernement de Silvio Berlusconi), je consacre ces lignes à celui que probablement a engendré les discussions le plus animées: la promulgation du Décret n°11 du 23 février 2009 au sujet de la sécurité des citoyens [de manière rapide, nous pouvons dire que pour la Constitution italienne un décret équivaut à ce que dans la V République française on appelle une Ordonnance: il s’agit d’une mesure législative propre à l’exécutif qui entre en vigueur le même jour de la présentation aux chambres parlementaires et pour les 60 jours suivant sa promulgation. Pendant cette durée, les chambres peuvent entamer les débats visant à la transformation du décret en loi. Le pouvoir exécutif peut faire valoir son droit de recourir à cette procédure législative déléguée sous conditions très précises et en particulier en cas de nécessité et urgence].

Mon intention n’est pas celle de mettre en question la nécessité ni l’urgence de ce Décret: cette initiative demanderait bien plus d’espace, temps et connaissance de la réalité dans laquelle le Décret intervient. Je vais, au contraire, m’occuper d’une question bien précise, une nouveauté que le Décret introduit dans le rôle que chaque citoyen italien peut avoir dans un cadre social et collectif. Je me permets de traduire et résumer ci-dessous la partie de l’article concerné(1): les maires peuvent décider de profiter de la collaboration d’associations de citoyens non armés afin de signaler aux forces de l’ordre locales les événements susceptibles de causer dommage à la sécurité urbaine ou situations de désagrément social.

D’après l’interprétation la plus courante qui a été donnée de cet article, le Décret officialise ce qu’en Italie on appelle “le ronde”. Ce mot est capable de transporter chaque citoyen italien en arrière de 80 ans, à une époque où on comptait particulièrement sur l’engagement individuel en faveur de l’adhésion collective à l’ortodoxia fasciste. L’analogie entre les “ronde” et les milices mussoliniennes pourrait apparaître forcée: par exemple, il y a de quoi être rassurés du fait qu’un amendement proposé par la coalition de gouvernement ait rajouté ce “non armés” au texte initialement rédigé par les représentants de la Ligue du Nord. Deux aspects parmi plusieurs méritent tout de même de l’attention et soulèvent ici ma réaction et inquiétude.

Le premier point est une question de principe. L’État détient légitimement le monopole de l’usage de la force, monopole qu’il met en pratique par la bureaucratie et la police. Sous cette lumière, partagée par la plupart des définition d’État quelque soit sa forme administrative, par le Décret mentionné l’État italien délègue un de ses pouvoirs fondamentaux, une des principales raisons pour lesquelles chacun d’entre nous peut se dire citoyen et compter ainsi sur un certain nombre de droits inaliénables.

Si nous arrivions à mettre de côté pour un instant cette première question de principe (les principes sont un luxe au cours de la longue crise institutionnelle et politique que l’Italie traverse depuis 1994), nous affronterions la deuxième question: une question pratique qui me pousse à prendre conscience de la nouveauté et à en analyser les conséquences. Il s’agit, tout simplement, de confiance: puis-je, citoyen quelconque, faire confiance à ceux vers qui est réalisée la délégation? Le citoyen a un contrôle limité sur cet acte car il est mis en place par son représentant le plus direct, démocratiquement élu: le maire. Tout en évitant de fournir un jugement sur les actions et les déclarations des maires, il m’est,, pourtant, inévitable de constater que le maire n’est qu’à son tour un délégué: la couleur politique du maire ne peut ne pas influencer la décision d’élargir le nombre des garants de la sécurité collective ou le choix d’une association de citoyens plutôt qu’une autre pour le faire. À mon point de vue, la simple existence du risque que la moindre responsabilité de sécurité collective tombe sur un militant des principes fascistes, xénophobes et intolérants promus par Alliance Nationale, la Ligue du Nord ou autres organisations néo-fasciste est suffisante pour justifier une critique complète et radicale du texte du Décret. Immanquablement, la récente actualité ne fait rien d’autre que confirmer ce que nous pouvions nous attendre: la couleur des milices les plus motivées intervenues pour notre sécurité même avant l’entrée en vigueur du Décret est noire et verte. Noire comme les chemises des milices fascistes et verte comme les drapeau des militants de la Ligue du Nord.

La plupart de l’opinion publique italienne, la même que périodiquement se rend aux bureaux de vote, est depuis longtemps à la merci de la digestion médiatique de télévisions filo-berlusconiennes. Elle ne se scandalise plus de rien: ni d’un État qui délègue un de ses pouvoir fondamentaux, ni du risque d’expéditions punitives conduites sur la base de jugements sommaires et subjectifs. Rationnellement et tristement, il n’y a pas grande chose dont s’émerveiller: le Décret en question a bourgeonné sur la même branche parlementaire qui depuis les bancs de l’opposition proposa la grève des impôts. Sous cette lumière, l’ensemble des mesures pour la sécurité des citoyens prises par le Gouvernement est une initiative qui enrichit le paradigme de l’homme moderne, aussi chère à Silvio Berlusconi: après l’homme qui s’est fait tout seul, vient l’homme qui se fait les règles tout seul, maintenant évolué en homme qui se fait justice tout seul.

Lorenzo PONZO 

 

Publicités

Poster un commentaire

Classé dans Français, Italien